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Certificazione energetica edifici. Decreto in vigore dal 1 luglio 2015

E' arrivato il via libera della Conferenza Unificata al decreto che stabilisce nuovi metodi di calcolo e nuovi requisiti minimi in materia di prestazioni energetiche degli edifici. Il decreto entrerà in vigore il 1° luglio 2015. A partire dal 31 dicembre 2020 tutti gli edifici di nuova costruzione dovranno essere NZEB (Near Zero Energy Building): per quelli pubblici la deadline è fissato, invece, al 31 dicembre 2018.

In particolare, il Decreto Minimi introduce il concetto di fabbisogno di energia globale e di energia primaria;  definisce i fattori di conversione in energia primaria, sia non rinnovabile sia rinnovabile, ed esplicita i fabbisogni di energia primaria per i servizi di climatizzazione invernale ed estiva, per la ventilazione e per la produzione di acqua calda sanitaria. Inoltre, introduce delle regole di compensazione tra fabbisogni energetici e energia da fonte rinnovabile;  introduce il concetto di "edificio di riferimento" ed elimina i limiti di energia primaria assoluti. Dopo di che,  fornisce una definizione “tecnica” di “edifici a energia quasi zero”.

Per quanto riguarda l’ambito di applicazione del Decreto, il DM modifica e/o chiarisce alcune condizioni:

• prescrive che la nuova costruzione è quella il cui titolo abilitativo sia richiesto dopo l’1 luglio 2015; 
• considera nuovi edifici quelli sottoposti a demolizione e ricostruzione, qualunque sia il titolo abilitativo necessario e gli ampliamenti di edifici esistenti, realizzati all’esterno della sagoma dell’edificio esistente, in adiacenza o tramite sopraelevazioni, o attraverso la chiusura di spazi aperti quali logge e porticati con relativo cambio d’uso. 

Per quanto riguarda le ristrutturazioni che interessano una superficie maggiore del 25% della superficie disperdente dell’edificio, il DM fa riferimento sia a quelle che riguardano l’involucro, sia a quelle che interessano l’impianto, specificando le condizioni in cui un intervento viene considerato ristrutturazione o riqualificazione e le verifiche che vanno effettuate.

La vera novità introdotta dal DM Requisiti Minimi risiede nell’adozione dell’edificio di riferimento, cioè di un edificio identico a quello di progetto o reale in termini di geometria (sagoma, volumi, superficie calpestabile, superfici degli elementi costruttivi e dei componenti), orientamento, ubicazione territoriale, destinazione d’uso e situazione al contorno e avente caratteristiche termiche e parametri energetici predeterminati.

Si precisa che a differenza di altri modelli di edificio di riferimento, il DM prevede che la tipologia di generazione presente nell’edificio di riferimento sia la stessa di quella utilizzata nell’edificio di progetto o reale, ma che i valori dei parametri di efficienza e i rendimenti siano quelli di riferimento. 

In particolare, il DM definisce tutti i valori dei dati di input e dei parametri da utilizzare nell’edificio di riferimento (che rispetto alle norme vigenti sono mediamente di un 15% inferiori): 

- la trasmittanza termica delle strutture opache verticali verso l’esterno, gli ambienti non riscaldati e contro terra (valori comprensivi degli effetti dei ponti termici);
• la trasmittanza termica delle strutture opache orizzontali o inclinate di coperture verso l’esterno, gli ambienti non riscaldati e contro terra (valori comprensivi degli effetti dei ponti termici);
• la trasmittanza termica delle strutture opache orizzontali di pavimento verso l’esterno, gli ambienti non riscaldati e contro terra (valori comprensivi degli effetti dei ponti termici);
• la trasmittanza termica delle chiusure tecniche trasparenti e opache e dei cassonetti, compresi gli infissi, verso l’esterno e gli ambienti non riscaldati;
• la trasmittanza termica delle strutture opache verticali e orizzontali di separazione tra edifici o unità immobiliari confinanti (valori comprensivi degli effetti dei ponti termici);
• i valori di efficienza media dei sottosistemi di utilizzazione dell’ufficio di riferimento per i servizi di riscaldamento, H, condizionamento, C, e produzione di acqua calda sanitaria, W;
• le efficienze medie dei sottosistemi di generazione dell’edificio di riferimento per la produzione di energia termica per i servizi di H, C, e W e per la produzione di energia elettrica in situ (valori comprensivi dell’effetto dei consumi di energia elettrica ausiliaria);
• il fabbisogno specifico di energia elettrica per m3 di aria movimentata.

Per quanto riguarda i fabbisogni di energia elettrica per l’illuminazione, il DM rinvia alla norma UNI EN 15193 e alle indicazioni fornite dalla UNI/TS 11300-2. In particolare, per l’edificio di riferimento devono essere considerati in termini di occupazione e sfruttamento della luce naturale gli stessi parametri dell’edificio reale e i sistemi automatici di regolazione di Classe B secondo la UNI EN 15232. Tali valori sono ancora oggetto di modifiche. 

I valori di trasmittanza sono definiti in funzione della zona climatica e per scadenza temporale: a partire dal 2015 e poi dal 2019 per gli edifici pubblici e dal 2021 per gli edifici privati.

Per tutti i valori da utilizzare nell’edificio di riferimento non citati in precedenza, ma necessari per la determinazione dei valori di energia primaria globale, si utilizzano i valori dell’edificio reale o di progetto.

In pratica, l’edificio di riferimento serve per determinare il valore di energia primaria limite di legge che l’edificio di progetto deve rispettare e con i quali confrontarsi.

Un importante vantaggio di queste nuove regole risiede nel fatto che finalmente i limiti sono tagliati sull’edificio oggetto di intervento, mentre alcuni svantaggi sono rappresentati dalla perdita di confrontabilità, in quanto non ci sono più valori limite assoluti, ma soprattutto dall’esistenza di un unico edificio di riferimento cui tutte le destinazioni d’uso dovranno confrontarsi e non, come più volte richiesto da AiCARR, la definizione di un edificio di riferimento per ogni destinazione d’uso al fine di confrontare ad esempio residenziale con residenziale e terziario con terziario, dal momento che diverse destinazioni d’uso hanno necessità tecnico/costruttive e prestazioni diverse tra loro.

Edifici NZEB, a energia quasi zero

Finalmente il decreto svela cosa si intende per edificio a energia quasi zero: tutti gli edifici, siano essi di nuova costruzione o esistenti, per cui sono contemporaneamente rispettati: 
• tutti i requisiti previsti con i valori vigenti dall’1 gennaio 2019 per gli edifici pubblici e dall’1 gennaio 2021 per tutti gli altri edifici;
• gli obblighi di integrazione delle fonti rinnovabili nel rispetto dei principi minimi di cui all’Allegato 3, paragrafo 1, lettera c), del DL 28/11, ovvero copertura del 50%.

Questo fatto spegne subito l’entusiasmo sul DM, soprattutto in riferimento alla quota di copertura da energia da fonte rinnovabile, pari al 50%, che con l’attuale struttura dell’allegato III del DL 28/11, creerà non poche difficoltà per alcune tipologie di edifici.

NORMATIVA DI RIFERIMENTO. Per quanto concerne le metodologie di calcolo delle prestazioni energetiche degli edifici, il DM Requisiti Minimi adotta le norme tecniche nazionali, definite nel contesto delle norme EN a supporto della Direttiva 2010/31/UE e della serie UNI/TS 11300. Di seguito si riporta lo stato degli strumenti normativi a oggi vigenti oppure in fase di revisione o elaborazione:
a. UNI/TS 11300-1: Determinazione del fabbisogno
di energia termica dell’edificio per la climatizzazione estiva ed invernale, in vigore dall’ottobre 2014 nella seconda revisione, che sostituisce la UNI 10379:2005.
b. UNI/TS 11300-2: Prestazioni energetiche degli edifici – Parte 2: Determinazione del fabbisogno di energia primaria e dei rendimenti per la climatizzazione invernale, per la produzione di acqua calda sanitaria, per la ventilazione e per l’illuminazione in edifici non residenziali, in vigore dal 28 maggio 2008, che con la UNI EN 15316-2- 3:2008 sostituisce la UNI 10347:1993 e con la UNI EN 15316-1:2008 e la UNI EN 15316-2-1:2008 sostituisce la UNI 10348:1993.
c. UNI/TS 11300-3: Determinazione del fabbisogno di energia primaria e dei rendimenti per la climatizzazione estiva, in vigore dal 25 marzo 2010. Il SC5 del CTI ne sta predisponendo la revisione al fine di renderla omogenea con la normativa europea pubblicata successivamente al 2010.
d. UNI/TS 11300-4: Prestazioni energetiche degli edifici – Parte 4: Utilizzo di energie rinnovabili e di altri metodi di generazione per la climatizzazione invernale e per la produzione di acqua calda sanitaria, pubblicata a maggio 2012 e attualmente in revisione.
e. UNI EN 15293 – Prestazione energetica degli edifici – Requisiti energetici per l’illuminazione, che può essere usata sia per gli edifici esistenti, sia per quelli nuovi o in ristrutturazione.
f. UNI/TS11300-5:Prestazioni energetiche degli edifici – Parte 5: Determinazione della prestazione energetica per la classificazione dell’edificio, in fase di elaborazione da parte del CTI, che fornirà
precisazioni ai fini della determinazione della prestazione energetica per la classificazione degli edifici e della definizione dei metodi di calcolo del fabbisogno di energia primaria degli edifici, in modo univoco e riproducibile, e della quota di energia da fonti rinnovabili. Ciò con particolare riferimento alle modalità di valutazione dell’apporto di energia rinnovabile nel bilancio energetico, alla valutazione dell’energia elettrica esportata, alla definizione delle modalità di compensazione dei fabbisogni con energia elettrica attraverso energia elettrica prodotta da rinnovabili e alla valutazione dell’energia elettrica prodotta da unità cogenerative.
g. UNI/TS 11300-6: Prestazioni energetiche degli edifici – Parte 6: Determinazione dei fabbisogni di energia per ascensori e scale mobili, in fase di elaborazione da parte del CTI.

da casa&clima.com


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